Patrimonio dell’Umanità UNESCO e simbolo di tutto il Veneto, le Ville Palladiane costituiscono un unicum nell’architettura storica italiana.

Sono ben ventiquattro gli edifici che Andrea di Pietro della Gondola, meglio noto come il Palladio, realizzò nell’arco del Cinquecento, lasciando una colossale eredità storica agli architetti contemporanei.

Le Ville Palladiane si caratterizzano per la praticità degli spazi, non solo per la loro monumentalità. L’obiettivo del Palladio, infatti, era quello di creare dei “complessivi produttivi”, che fungessero sia da centri agricoli che da dimore di pregio per le ricche famiglie venete.

Collocate tutte nell’entroterra veneto, e precisamente nelle province di Treviso, Padova, Venezia, Rovigo e Vicenza, sono generalmente associate al territorio vicentino. Qui, infatti, si trovano le più note: Villa Almerico Capra (La Rotonda), Villa Trissino Trettenero, Villa Gazzotti Grimani, Villa Godi e Villa Piovene.

Iconica e inconfondibile, Villa La Rotonda è considerata il vero capolavoro del Palladio. Fu costruita in appena due anni, dal 1566 al 1577, ma fu completata da Vincenzo Scamozzi nel 1606 su commissione dei nuovi proprietari.

Villa La Rotonda, Palladio

Villa La Rotonda, il simbolo delle Ville Palladiane

Consta di una pianta centrale, intorno alla quale si sviluppano le varie volumetrie, con quattro scaloni d’onore ognuno collocato sui lati della “croce greca”. Adornata da una cupola che ricorda vagamente quella del Pantheon capitolino, è arricchita da straordinari affreschi, opera barocca attribuita a Louis Dorigny.

Di impianto architettonico similare, Villa Foscari (detta La Malcontenta) presenta uno stile di massima che è verosimilmente ispirato all’architettura religiosa di epoca ellenistica. Opera di pregio del Palladio, i suoi prospetti, unitamente ai giardini di rappresentanza, ne fanno un vero gioiello dell’architettura rinascimentale.

Villa Emo, Palladio

Villa Emo. Sono evidenti le barchesse, le ali laterali destinate ai lavori agricoli

Dal nome decisamente curioso, Villa Emo a Fanzolo di Vedelago (Treviso) è una di quelle che mostrano in tutto lo splendore la complessità del lavoro palladiano. In particolar modo, sono evidenti le barchesse, ovvero le estensioni laterali che ospitavano gli edifici produttivi.

Rispetto alle prime Ville Palladiane, Villa Emo è uno dei massimi esempi dell’architettura del maestro veneto, al quale sono collegate straordinarie proporzioni matematiche.

Fieramente classicista è Villa Badoer (o Badoèra) di Fratta Polesine, nella quale il Palladio utilizza le proporzioni dei templi greci nell’elevazione di un pronao sormontato da un timpano. Introdotto da uno scalone monumentale, ai due lati di questo trovano spazio le barchesse, che appaiono nella loro semi-circolarità quasi a guisa d’abbraccio.

Villa Badoer, Palladio

Villa Badoer. Si mostra ben conservato l’impianto classicista con il pronao e il timpano sorretto da colonne di ordine ionico

Sebbene lontanissima dal progetto originale, anche Villa Valmarana costituisce un mirabile esempio dell’architettura palladiana.

La sua realizzazione, funestata dalla dipartita dell’originale committente, fu completata rinunciando all’imponente pronao, alla balconata monumentale e alle statue sormontanti il timpano. Rimane però la proporzionalità degli spazi, il bel giardino circostante e l’atmosfera tipicamente palladiana.

Si inseriscono infine nel novero delle opere di Andrea Palladio non solo ville, ma anche chiese e palazzi. Ne sono pregiatissimo esempio la Basilica di Santa Maria Maggiore a Venezia, la Basilica Palladiana e il Palazzo Chiericati di Vicenza, opere peraltro “recenti”, poiché risalenti agli anni 1550-1560 circa.

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